Instabilità coniugale. A farne le spese soprattutto i figli.
(dal sito www.documentazione.info)
Il modello di famiglia borghese
Fino circa a metà anni Sessanta in tutto il mondo occidentale dominava, nel pieno della società industriale, il modello tradizionale di famiglia borghese. L’aggregato domestico tipico era formato da marito operaio, moglie casalinga e presenza di (almeno) due figli. Era una famiglia solidamente basata sul matrimonio, ma anche molto rigida: caratterizzata da rapporti di genere e tra generazioni nei quali dominava la figura del capofamiglia maschile. Indiscussa era la subalternità sociale e giuridica della moglie e dei figli rispetto al marito/padre.
Negli anni ’60 i primi segnali di trasformazione
A partire dalla metà degli anni Sessanta iniziano però a manifestarsi i primi segnali di una stagione di grandi trasformazioni, che investono anche il modo di fare famiglia, la vita domestica e le relazioni familiari. Il forte aumento della scolarizzazione e le maggiori opportunità di realizzazione lavorativa e professionale, consentono alla popolazione femminile di ottenere progressivamente più importanza nella società. Aumenta anche l’autonomia individuale in ambito etico, religioso e politico. Le giovani generazioni, oltre che sempre meno disposte a limitare la propria libertà, diventano anche meno propense nell’adottare, in età precoce, comportamenti che implichino assunzioni di impegni e responsabilità, con conseguente tendenza ad evitare di fare scelte percepite come irreversibili, o comunque troppo vincolanti.
Cambia il modello di famiglia
Sulla scia di tali trasformazioni, le relazioni stesse all’interno della famiglia iniziano a cambiare. Comincia ad essere erosa progressivamente la tradizionale subordinazione della moglie e dei figli. Emerge lentamente una nuova figura di padre e marito, caratterizzata da una minor rigidità e da una maggior espressività affettiva. La portata complessiva dei mutamenti è tale da produrre ricadute anche sul versante giuridico(8).
Iniziano a calare i matrimoni: oggi in numero inferiore alla media europea
Dal punto di vista empirico, un segnale evidente dei cambiamenti in atto è la riduzione dei matrimoni, che risulta particolarmente accentuata nella seconda metà degli anni Settanta e nella prima metà degli anni Ottanta. Il declino prosegue poi sino ai bassi livelli attuali, inferiori alla media europea. La quota di donne che arrivano a 50 anni senza essersi sposate era particolarmente bassa per le nate negli anni Quaranta (sotto il 10%), mentre arriva a superare il 15% per le generazioni più giovani. La rinuncia definitiva al matrimonio, pur in aumento, continua comunque ad interessare una ristretta minoranza della popolazione. Molto più generalizzato è invece il fenomeno del rinvio in più tarda età delle nozze. Se a metà anni Settanta le donne si sposavano mediamente poco dopo i 24 anni e gli uomini poco dopo i 28, trent’anni dopo (ovvero nell’arco del passaggio dalla generazione dei padri a quella dei figli) si è saliti a circa 30 anni per le donne e 33 per gli uomini.
In crescita i matrimoni civili e le separazioni dei beni
Ma oltre che dal punto quantitativo, il matrimonio cambia anche in termini qualitativi. Sono in particolare in sensibile crescita i matrimoni civili, quelli di cittadini stranieri e le coppie miste. Ancor più è aumentato negli ultimi decenni il numero di coppie che, anche come risposta alla maggiore instabilità coniugale, all’atto del matrimonio scelgono il regime di separazione dei beni. Come recentemente messo in luce da Marzio Barbagli, negli ultimi anni tale scelta è diventata addirittura maggioritaria.
Il matrimonio rimane comunque la scelta della maggioranza
Va comunque considerato che, nonostante le importanti trasformazioni in corso, l’atteggiamento nei confronti del matrimonio rimane ampiamente positivo anche nelle più giovani generazioni italiane. Solo una ridotta minoranza (attorno al 20%) lo considera un’istituzione superata. A prevalere finora, con livelli analoghi a quelli osservati negli altri paesi, è la sua posticipazione in età più avanzata. Rimane comunque più bassa nella nostra penisola, rispetto al complesso dei paesi occidentali, la quota di persone che rimangono definitivamente single o che comunque rinunciano a sposarsi. È innegabile però che - nonostante alcune specificità che continuano a caratterizzare il nostro paese (in particolare, come già ricordato, la forza dei legami familiari intergenerazionali) - il modo di fare famiglia e di vivere le relazioni di coppia stia attraversando una fase molto dinamica.