Il video con le violenze a uno studente down è solo l'ultimo di una serie di episodi di bullismo che stanno scuotendo la scuola italiana. Vere e proprie spedizioni punitive nei confronti di studenti… «reo» di aver smascherato un compagno che lo accusava ingiustamente di voler rubare un giubbotto: è stato picchiato all'uscita di scuola da tre amici del compagno sbugiardato. Episodi drammatici, che balzano agli onori della cronaca nera. Ma sono soltanto la punta dell'iceberg di un fenomeno probabilmente sottovalutato nel nostro Paese: il bullismo giovanile nella scuola. Oggi uno studente su due confessa di essere rimasto vittima di un atto di sopraffazione da parte di un compagno di classe o di scuola. Non si tratta sempre di violenze fisiche. «Ci sono anche quelle verbali e anche forme che portano all'isolamento sociale del soggetto debole, fino all'esclusione e alla diffusione di menzogne su di lui». E in quest'ultimo caso si arriva al ricorso della moderna tecnologia «con la diffusione via Internet e on line di video o foto dell'atto di violenza» aggiunge la docente della Cattolica. Uno scenario inquietante, che sembra trasformare le classi scolastiche in luoghi non di cultura, ma di prevaricazione e violenza (qui si svolge il 27% degli episodi, seguito nel 14% dai corridoi e nel 16% dal cortile), che «non sempre vengono percepiti dai docenti nella loro gravità». Ma non si tratta di disattenzione degli insegnanti, bensì del «clima in cui queste violenze vengono realizzate: oltre al bullo ci sono figure di contorno che lo aiutano e lo sostengono, mentre la vittima rimane spesso sola nell'indifferenza degli altri». Un comportamento coperto agli adulti, ma che se «individuato deve far scattare l'immediato intervento delle figure educative. Ancora una volta a essere chiamati in causa sono gli adulti, che «devono vigilare di più, e soprattutto devono ricordarsi di essere modelli per i giovani». Infatti tra i fattori di rischio per il bullismo c'è anche «lo stile educativo che alcuni genitori assumono: troppo permissivo o troppo autoritario». Messaggi che lasciano ai ragazzi l'idea che la prevaricazione sia un modello di affermazione sociale. Destinata, se non fermata in tempo, ad aprire, però, la strada verso la delinquenza.